Il mio viaggio


A volte, quando sei in un posto buio,
pensi di essere stato seppellito.
Però, in realtà, sei stato piantato.
Christine Caine

Quando avevo 20 anni, ero studente alla facoltà di ingegneria (tutti abbiamo un periodo oscuro nella vita) di Porto, in Portogallo. Nello stesso tempo, lavoravo come interprete di italiano. Ero un ragazzo come tutti gli altri, ancora ignaro di un universo interiore ed esteriore da scoprire, un pecorone che si limitava a seguire le tendenze della folla e non si distingueva per la sua individualità. Non ero nemmeno consapevole di averne una.

In quel periodo iniziai ad osservare attorno a me la grande maggioranza delle persone che lavoravano frustrate per un impiego che non piaceva loro né le realizzava e lo facevano giusto per lo stipendio che ricevevano a fine mese. Dentro di me cresceva sempre più forte una certezza: la mia esistenza sarà diversa da tutte queste persone! Non voglio una vita monotona, desidero un percorso appagante che mi porti verso lo sviluppo delle mie potenzialità ed un’aumentata consapevolezza di me stesso e della realtà. Quel giorno capii che non volevo seguire quella strada: diventare succube di un sistema di schiavitù volontaria non combaciava con la mia essenza. Non potevo accettare uno stile di vita imposto che mi inculcava condizionamenti per comportarmi o mangiare in un determinato modo, per dover per forza laurearmi e assumere un impiego noioso, per dover vivere secondo canoni a cui non credevo e che, per me, non avevano più senso.

Mi sono sempre sentito diverso dagli altri: a me non sono mai piaciuti il calcio, la politica, la futilità della televisione né i fatti del giorno: leggere o ascoltare l’elenco delle tragedie avvenute il giorno prima andava contro il mio principio di ricerca dell’espansione della coscienza e della felicità suprema. Non ero l’unico a desiderare una vita non convenzionale, c’erano altri che dimostravano un evidente contrasto con le imposizioni sociali e culturali. Ma mentre loro si ribellavano con forti proteste alle regole e doveri, rifugiandosi in eccessi con i quali non ero d’accordo (violenza, alcol ed altre droghe), la mia strada doveva seguire un percorso diverso: la vita per me aveva un senso superiore, quello di crescere e di dare un valore aggiunto al mondo con la mia unicità, invece di oppormi all’invincibile Sistema, provocando la propria miseria ed infelicità.

Mentre loro inconsapevolmente si autodistruggevano per manifestare la ribellione alla vita comune, io invece volevo costruire qualcosa di speciale per vivere una vita oltre il comune, anche se per il momento non sapevo ancora come farlo. Anni dopo ho compreso che ciò che volevo costruire di speciale era dentro di me, non fuori. Invece questi ragazzi ribelli, spesso chiamati punkabbestia, condividevano la mia insoddisfazione, ma la manifestavano in maniera - secondo me - troppo aggressiva: erano fieri della loro decadenza, si facevano trascinare da sentimenti di rabbia contro le grandi istituzioni e da emozioni distruttive che li portavano verso una vita anarchica ed un’emarginazione dalla società. Questi ragazzi seguivano un sentiero oscuro, ma il mio doveva essere l’opposto, un sentiero di luce, che portasse chiarezza nella mia vita e in quella degli altri. Io ero molto sicuro che, nonostante l’indiscutibile qualità della musica che ascoltano, questa non era sicuramente la mia strada:



Per 4 lunghi anni ho cercato il mio cammino tra svariate discipline, volevo un percorso di sviluppo personale che mi portasse verso l’autoconoscenza. Ma ogni corrente che provavo mi deludeva perché aveva un approccio eccessivamente mistico e non mi dava i risultati concreti che ambivo. In questo periodo c’era già accanto a me una splendida ragazza, la mia compagna di viaggi, avventure, conquiste e tristezze, una donna con la dolcezza del miele e la forza dell’acciaio: Natacha, con cui stavo insieme già da anni.

Un giorno un collega all’università mi parla molto bene di un metodo, a me allora sconosciuto, capace di produrre straordinari risultati. Andai a leggere un libro su questo misterioso Metodo DeROSE ed il libro descriveva gli stessi eclatanti effetti. La cosa cominciava ad intrigarmi… Nonostante la mia enorme diffidenza dovuta alle precedenti delusioni, decisi di provare. Volevo accertarmi che le parole del mio collega e del libro non fossero esagerate.

Sebbene io avessi delle aspettative molto alte, gli effetti delle prime lezioni superarono di gran lunga le mie aspettative. Dalle prime settimane ho sentito un grande aumento dell’energia vitale, stabilità emotiva e lucidità mentale. Per la prima volta nella vita facevo una disciplina che mi piaceva! Quando ho cominciato a frequentare la scuola, ho sentito una piena identificazione con i professori, i concetti e la proposta del metodo, sentivo che finalmente avevo trovato il mio gruppo e la mia strada. La prima persona a segnare l’inizio del mio grande cambiamento è stato il Prof. Luís Lopes, il direttore della scuola che frequentavo. Il suo carisma era decisamente coinvolgente, ma il contenuto di ciò che insegnava ancora di più. Lui è stato e sarà sempre il mio professore ed eterno alleato. Osservando Luís ed i suoi istruttori, un fatto diventava sempre più palese: loro non lavoravano per uno stipendio, ma per passione!

Lo sviluppo personale mi scorreva nelle vene, era il desiderio profondo della mia vera essenza. Ci sono diversi percorsi possibili per farlo, ma per me sicuramente questo metodo era il migliore. Crescere dentro aveva trasmesso un senso superiore alla mia vita, ero nato per questo. Dopo due settimane dall’inizio in questa scuola, mi capitò di leggere una frase di Thomas Edison che cambiò per sempre il mio futuro Non ho mai lavorato un giorno in vita mia. E’ stato sempre un divertimento. Sebbene io fossi ancora principiante e decisamente non fisicamente portato, sentii dentro di me la ferma volontà di diventare istruttore del Metodo DeROSE e fare di questa passione il mio mestiere! La mia vocazione è l’insegnamento, trasmettere agli altri la conoscenza che ci sprona ad un profondo miglioramento in tutte le aree. Questo per me era già così chiaro che, negli anni successivi, mi ha sempre dato la forza per superare innumerevoli ostacoli ed atroci impedimenti. Nello stesso momento della grande decisione ho sentito un richiamo chiaro e forte, la mia missione era quella di portare questa Cultura millenaria nel paese di mio padre e di diffondere questa filosofia di vita in Italia!

Nonostante la mia decisa intenzione di seguire a vita questo percorso, l’immensa rigidità ed eccessiva magrezza del mio corpo erano due grandi impedimenti alla realizzazione del mio scopo. Un altro grande ostacolo era la famiglia: i miei genitori, professori alla Facoltà di Lettere, erano ancora radicati al vecchio paradigma che la laurea universitaria era l’unica strada per avere successo nella vita. Ma non c’è stato neanche un grande conflitto perché da subito hanno capito che nulla mi avrebbe fatto cambiare la mia incrollabile intenzione. Tipicamente toro, essere testardo nella vita ha anche i suoi vantaggi…

Anche se vicino alla laurea, ormai l’ingegneria l’avevo lasciata alle spalle, quello che imparavo non avrei mai usato nel mio futuro ed ero sicuro della mia vocazione. Nel 2001 avevo già una conoscenza profonda di questa Cultura e vivevo pienamente immerso nelle tecniche e nei concetti di questo metodo. Ero preparato per conoscere il Maestro De Rose. E quando il discepolo è pronto, il maestro arriva: l’incontro con il mentore è stato indimenticabile e negli anni successivi ho seguito un grande numero dei suoi corsi e letto diverse volte tutti i suoi libri, che hanno fondato le radici per la mia futura carriera.



Sin da piccolo era molto palese che la natura non mi aveva dato grandi doti fisiche: ero sempre quello più scarso in qualsiasi sport e in questa scuola ero sicuramente il meno portato, il mio corpo debole e rigido mi impediva di eseguire le tecniche avanzate, che io tanto volevo padroneggiare. Comunque ero sempre molto disciplinato, determinato ed entusiasta e con il tempo perfino il mio corpo cominciava a trasformarsi. Nonostante le persone che hanno provato a scoraggiarmi, dicendomi che non ce l’avrei fatta per ‘non essere fisicamente predisposto’, nel 2002 varco la prima soglia: trionfo con voti perfetti agli esami e finalmente divento istruttore del Metodo DeROSE!

L’intenzione di venire in Italia ora era più viva che mai. Siccome uno dei nostri migliori modi di divulgare questo metodo sono le coreografie, qualcuno in questo paese le dovrebbe fare. Dato che all’inizio ero l’unico istruttore, non avevo grande scelta… dunque decido di allenarmi per essere all’altezza del ruolo. Ma per poterlo fare, si deve fare un corso specifico ed avere l’approvazione di diverse persone, tra le quali il proprio codificatore del metodo, il Maestro DeROSE in persona, noto per la sua altissima esigenza tecnica. In questo periodo affronto ancora le limitazioni del mio corpo e le voci dei colleghi che mi ripetono che non ce la farò mai, che sono troppo magro per dimostrare le coreografie in pubblico e che non ho forza né flessibilità sufficienti per invogliare altre persone a voler praticare nelle nostre scuole. A questi impedimenti si aggiungeva anche il terrore dell’esposizione al pubblico, trascinato sin da piccolo. Il ricordo di alcune umilianti figure fatte nelle rare volte che ho dovuto parlare in pubblico era il sufficiente per farmi tremare le gambe solo dal pensiero di espormi su un palco. Però la forza di volontà vince sui miei limiti - fisici ed emotivi - e perfino sull’opinione degli altri: con tanto impegno riesco a conquistare l’ambito titolo di dimostratore di coreografie!



Dopo alcuni anni di apprendistato ed esperienza in una scuola, ero pronto e determinato a seguire la mia missione, era giunto il momento di svoltare pagina e passare alla tappa successiva. Ma quando pensavo di partire ed andare in un luogo sconosciuto, dato che a Roma non avevo famiglia e nemmeno un amico, mi resi conto che la posta in gioco era altissima: o avrei avuto successo, oppure non avrei avuto neanche come sopravvivere.

Come se non bastasse, a questa mia preoccupazione, si aggiunsero i pesanti consigli delle persone che dicevano che io non ce l’avrei mai fatta, che ero matto per voler cominciare il lavoro da solo in un altro paese, che già altri istruttori erano andati in Italia e le cose non erano andate a buon fine e tante altre voci demotivanti. Mi ripetevano che ero troppo magro e sostenevano che il mio tipo di lezione, rivolto verso lo sviluppo personale e non verso lo sviluppo muscolare, non avrebbe avuto riscontro nelle palestre, dove io intendevo iniziare il mio lavoro a Roma.

I dubbi si istillavano dentro di me, anche perché la mia decisione coinvolgeva anche la mia compagna. Mentre in Portogallo avevo le spalle coperte ed ero protetto dal nome dell’Istituzione e dal sostegno di una famiglia benestante, in Italia ero da solo con la mia moglie, in un paese che non aveva idea di cos’era questo metodo che rappresentavo. Era un cambiamento estremamente rischioso: da una parte la sicurezza del mio mondo e la zona di confort; dall’altra parte la grande avventura di un mondo nuovo dove non conoscevo nessuno e con un futuro imprevedibile. Dopo profonde riflessioni mi accorgo che posso resistere al cambiamento e continuare nella strada sicura, o cavalco la trasformazione e mi metto alla prova con una sfida gigante, piena di imprevisti, ostacoli e forti emozioni. La chiamata interiore che percepivo è stata più forte della paura dell’ignoto, dunque decido di partire e dare una svolta totale alla nostra vita.

Nei momenti più importanti il mentore è sempre apparso per darmi sostegno e parole colme di saggezza. Anche qui mi trasmette motivazione per intraprendere la grande avventura. Prima della mia partenza mi offre il dono più grande che potrebbe mai darmi: la conoscenza iniziatica per il pieno sviluppo del potenziale umano, vere perle di saggezza millenaria che nel futuro mi sarebbero state molto utili. Nonostante la paura di ciò che stavo per affrontare, il richiamo dentro di me diventava sempre più forte e mi dava molto coraggio, ormai era palese che questa era la mia missione. Dunque, a 28 anni passo alla tappa successiva, supero la seconda soglia, cambio vita di nuovo e vengo a vivere in Italia, assieme a Natacha, che poco tempo dopo diventa istruttrice e comincia a volare anche lei:



Certo che lasciare famiglia e amici non è stato gradevole, ma per compiere la propria missione e raggiungere alte vette di realizzazione personale e professionale, alcuni sacrifici vanno fatti. Io venivo già in Italia sin da quando sono nato, per visitare la famiglia in Campania e per migliorare l’italiano a Perugia, però Roma per me aveva sempre un alone unico di fascino e all’epoca era ancora un mondo completamente da scoprire. La città è ricchissima di un patrimonio culturale ed artistico ereditato dai romani ancestrali e ancora oggi è emozionante per me vivere nella città più bella del mondo.

Il mondo sconosciuto dove ero arrivato ha messo alla prova le mie capacità, dovevo sempre dare il mio massimo per essere all’altezza di una sfida così grande. Il primo approccio a Roma è stato davvero impegnativo: nonostante a livello sociale il popolo sia estremamente accogliente e caloroso, nel lavoro c’era una grande resistenza. Dato che ero un totale sconosciuto ed il mio corpo non rientra nell’ideale dell’uomo palestrato con i muscoli gonfi così in voga all’epoca, i direttori delle palestre non mi volevano neanche dare l’opportunità di fare una lezione di prova. Però dall’unica possibilità che ho avuto, in una palestra a Garbatella, sono riuscito a dare inizio al nostro percorso e a seminare la proposta che portavo. Ancora oggi insegno in questa palestra, solo per gratitudine per la fiducia che hanno avuto in me.

Sin dalle prime lezioni avverto che qui c’è un tipo di pubblico molto diverso da quello che ero abituato. Mentre il Portogallo c’è una discreta valorizzazione del corpo, in Italia questo aspetto era predominante. Aggiunto il fatto che ho iniziato dalle palestre, osservavo che le persone non erano interessate alla crescita interiore ma solamente al lavoro esclusivamente fisico. Vedere la mia proposta di evoluzione integrale dell’essere umano essere paragonata ad un’elaborata ginnastica era una grande frustrazione per me. Ma queste sfide, al contrario di quello che pensavano tutti, invece di indebolirmi, mi rafforzavano. Con tutti gli ostacoli affrontati nei primi mesi a Roma, sviluppo un importante capacità che mi sarà utilissima nel futuro: il coraggio.

Dalle reazioni alle mie prime lezioni mi accorgo che ho un’importante missione da compiere nell’ambiente delle palestre: motivare le persone a svolgere un lavoro di miglioramento interiore, più profondo, invece di rimanere esclusivamente centrate nell’aspetto fisico, più superficiale. Dovevo spostare il loro focus dai muscoli alle aree più profonde, però per portare a termine questa proposta ambita, ho compreso che dovevo prima cambiare approccio per poter vincere in questo nuovo mondo: proporre direttamente un nuovo stile di vita alle persone non era ancora fattibile, dovevo lavorarmi ancora di più dal punto di vista della padronanza corporale per riuscire ad arrivare a loro, con una coreografia di forte impatto visivo. Dovevo diventare un perfetto esempio dell’alta performance che divulgavo, volevo lasciare le persone a bocca aperta, senza fiato, per invogliarle a provare una lezione con me. Una volta affascinate con la parte corporale, cominciava la vera sfida: trasmettergli l’entusiasmo di fare un lavoro più ampio e scoprire questo percorso di evoluzione integrale.

Nonostante la resistenza iniziale al lavoro sulla parte mentale, energetica ed emotiva, con il tempo ed il giusto approccio questa proposta è diventata la mia unicità, il mio vero punto di forza come istruttore e la parte corporale è passata in secondo piano: missione compiuta! Con lo sforzo e la sinergia del lavoro dei due, in poco tempo il nostro nome si sparge a macchia d’olio nelle migliori palestre a Roma, dove le nostre lezioni si affollano e diventano sempre più ricercate in questo ambiente.

Dopo il primo anno di lavoro a Roma vado a visitare i miei nel paese di mio padre, nella provincia di Salerno. Rimango sconvolto quando mio padre mi presenta ad un suo amico dicendo Questo è mio figlio Carlo, è ingegnere. Ovviamente non ho mai lavorato come ingegnere e ne sono molto fiero, ma mio padre no, si vergognava del mio lavoro... L’anno successivo racconto a mio padre quanto il nostro lavoro si era diffuso a Roma e, per curiosità, gli dico come sono riuscito a rendere il mio mestiere economicamente molto fattibile. Rimase così sbalordito dagli inaspettati risultati che la volta successiva che mi presenta ad un suo amico dice Questo è mio figlio Carlo, è istruttore del Metodo DeROSE! Ovviamente ai genitori si perdona sempre tutto, alla fine la gratitudine rimane a prescindere. Ho capito quel giorno che loro vogliono solamente il nostro bene, che le loro preoccupazioni sono basate nella paura che ci manchi qualcosa o che attraversiamo difficoltà, principalmente quando siamo lontani.

Dopo alcuni anni a Roma mi sono accorto che quanto più in alto salivo, più forte soffiava il vento. A me dunque toccava di essere più forte del vento per realizzare i miei sogni. Mentre all’inizio ero uno istruttore sconosciuto, tutti erano amici e gentili. Ma quando il mio nome svettava molto, da un lato c’erano quelli che mi ammiravano e dall’altro quelli che sono diventati nemici da soli, quelli che “rosicavano” per i trionfi raggiunti.

La vittoria in questa prima tappa a Roma era raggiunta, ma dopo quattro anni ho sentito che era ora di passare alla tappa successiva: aprire la prima scuola del Metodo DeROSE in Italia! Qui sento di nuovo il bivio di una scelta importantissima: rimanere con la sicurezza delle palestre e lo stipendio fisso o assumere il rischio dell’apertura della scuola, dove la messa in gioco era enorme, dato che dovevamo investire tutti i risparmi di anni su qualcosa di imprevedibile. Di nuovo scelgo l’alternativa rischiosa, ma piena di emozioni. Le palestre ci permettevano di crescere nel nostro lavoro solo fino ad un certo punto, mentre la scuola consentiva di svolgere un lavoro molto più profondo, su di noi e con gli allievi.

Avevo le idee molto chiare su come volevo la scuola: la via, la dimensione, la disposizione delle stanze e tanti altri dettagli. Avevo deciso di andare ai Parioli perché questo metodo è molto valorizzato da una nicchia molto specifica, un pubblico di livello socio-culturale molto alto. Potevo andare in periferia e pagare cinque volte meno di affitto, ma avrei trovato meno persone interessate a seguire un percorso integrale di sviluppo e autoconoscenza. Comunque le agenzie non erano d’accordo con me, quando gli dicevo la massima soglia che potevo pagare di affitto e come volevo l’immobile. Mi prendevano in giro e mi rispondevano che non ce l’avrei mai fatta (mi sa che questa frase l’ho già sentita prima…).

Dopo 1 anno di ricerche trovo il posto perfetto, nella via che volevo ed esattamente come io lo visualizzavo! Nonostante il prezzo fosse più alto di quello che avevo immaginato, decido di firmare, però c’erano già diverse persone interessate prima di me, dunque l’agenzia mi chiede il mio biglietto da visita e mi fa aspettare una risposta. Dato che sul mio biglietto ci sono scritte le città principali dove il nostro metodo viene insegnato, tra le quali anche Rio de Janeiro, dove vive il proprietario dell’appartamento, loro si informano riguardo il Metodo DeROSE. Dato che la nostra Istituzione ha un nome di così alto prestigio, il proprietario informa l’agenzia che il contratto dovrebbe essere firmato con me, che io dovrei essere di fiducia e che mi potevano perfino concedere alcune agevolazioni. Così riesco a chiedere una riduzione ed il prezzo finisce esattamente nel valore che io visualizzavo! Nel febbraio del 2010 ho aperto la scuola, da istruttore sono diventato imprenditore ed era l’apice della mia carriera!



E’ stato un continuo crescente fino al 22 ottobre, quando tutto si è sgretolato in pochi secondi: mentre tornavo a casa con il mio motorino, passando l’incrocio di via Panama e la Salaria con il semaforo verde, una macchina ad altissima velocità passa il rosso e mi prende in pieno. Io non mi ricordo di niente però ci sono stati tre testimoni che assistono al violentissimo incidente, nonostante nessuno sia riuscito a prendere la targa. La macchina è scappata, lasciandomi incosciente, in mezzo all’incrocio, fino ad’oggi non si è mai scoperto chi era e non ho mai ricevuto nessun risarcimento del fondo per le vittime della strada. L’unica cosa che ho ricevuto è stata una raccomandata dell’Atac per pagare il semaforo danneggiato dall’incidente, dato che la macchina che l’ha provocato è scappata senza tracce.

Dopo aver sfiorato la morte, tante ossa rotte, altre schiacciate, due interventi e 3 mesi in sedia a rotelle… la vita continua. Durante il periodo trascorso al Policlinico, due degli istruttori che avevo formato, vedendo la barca affondarsi, decidono di lasciare la scuola e cercano di portare allievi con loro. In questi momenti le persone vicine si schierano tra i veri amici e quelli che ci stanno accanto solo per interesse. Al mio fianco rimangono Donatella e Natacha, che fa i salti mortali per mantenere la scuola in piedi. Tra gli allievi, molti se ne vanno, dato che tutti mi davano per spacciato ed altri continuano e danno il loro aiuto, identificati con la proposta della scuola ed il talento di Natacha. In questo periodo di sofferenza e di pericolo di vita, ci sono state tante persone che si sono rivelate dei veri angeli, tra i quali i miei genitori che mi hanno dato tutto il sostegno possibile. In questi momenti cruciali il mentore sempre ricompare: il Maestro DeRose crea tra gli istruttori un fondo per aiutarmi con le spese economiche durante il periodo di guarigione. Il gesto è stato davvero molto nobile e apprezzato, ma non l’ho accettato.

Dentro di me, la preoccupazione di non farcela era assillante, alimentata dalle previsioni catastrofiche dei medici: secondo loro non avrei potuto più svolgere il mio lavoro, date le irreversibili e gravissime lesioni provocate dall’urto della macchina alle gambe. Ma io non volevo fare nessun altro lavoro nella vita. Inoltre, non sapevo fare niente altro oltre a questo. Invece di vedere l’avvenimento come una tragedia, l’ho affrontato come una sfida, la maggiore che la vita mi ha mai fatto affrontare. Durante i mesi in sedia a rotelle, invece di lamentarmi dei pirati della strada e di tante altre cose che non fanno altro che aggravare il dolore e rallentare la guarigione, dedico tutto il mio tempo ad un’azione costruttiva e scopro la mia vera vocazione, la scrittura. Approfitto questo tempo per realizzare un mio vecchio sogno, quello di scrivere un libro sulla visualizzazione, che in questo preciso momento diventa il mio strumento più prezioso per l’enorme metamorfosi che dovevo compiere nel mio corpo. Durante questi mesi di immobilità fisica a cui ero stato costretto dalla sedia a rotelle, ho fatto profonde riflessioni sulla vita che mi hanno trasformato per sempre.

Il mio recupero è stato considerato un vero e proprio miracolo: con tanto impegno fisico, molta visualizzazione ed un fortissimo atteggiamento mentale, riesco a riacquisire la mobilità delle gambe necessaria per insegnare nuovamente. Contro ogni probabilità, riesco a fare tutte quelle cose che gli ortopedici dicevano che non avrei potuto più fare e ricomincio ad usare il corpo come prima. Con questa grande vittoria non sono diventato il Signore degli Anelli, soltanto il Signore dei Chiodi:



Dopo questo incidente, che mi ha portato vicino alla soglia della morte, ho compreso che il mio vecchio Io era morto, nel susseguire delle riflessioni dei mesi di guarigione e degli ostacoli superati. Con il risorgere alla vita professionale, è rinata una nuova persona, molto più consapevole e forte di quella di prima. Avevo un approccio molto più cosciente riguardo alla vita, valorizzavo tutto ciò che prima prendevo per scontato, incluso la vita stessa. Da adesso in poi qualsiasi avversità che mi accadeva non era più un problema, ma una semplice passeggiata, dopo tutto ciò che avevo attraversato. Quello che volevo raggiungere dipendeva da me, dentro me stesso c’era già tutto ciò che avevo bisogno per essere felice e realizzarmi.

Questo avvenimento ha messo a dura prova la mia determinazione blindata, ma dopo aver superato questa sfida gigantesca, mi sono accorto di aver sviluppato una forza di volontà incrollabile, che mi è stata vitale negli anni successivi. Dopo questo enorme autosuperamento, provo sulla mia pelle che la forza di volontà e la visualizzazione sono due poteri straordinari che ci permettono di vincere anche sulle avversità più atroci. Divento l’esempio vivo del messaggio che ho sempre trasmesso: se sei molto determinato e trovi il giusto approccio, tutto nella vita è possibile.

Dopo il mio improbabile recupero ho preferito tacere, poiché è stato così miracoloso che non volevo sembrare troppo orgoglioso raccontandolo agli altri. Comunque il Maestro De Rose ha cominciato a raccontare il mio caso nei suoi corsi in giro per il mondo, per motivare le persone a trovare la forza per superare gli ostacoli e per dimostrare la potenza del nostro metodo. Nei mesi successivi ricevo un notevole numero di messaggi da parte di persone di diversi paesi condividendo con me quanto la mia vittoria era stata importante per loro, per comprendere il concetto che nulla è impossibile, che riusciamo a compiere qualsiasi impresa quando siamo veramente determinati e centrati. Per molte persone sono diventato un esempio vivente di forza interiore ed autosuperamento, da quel momento ho compreso l’importanza di rendere la mia storia pubblica ed ho trovato un senso superiore al mio incidente: dare l’esempio che un’incrollabile forza di volontà vince su qualsiasi avversità. Ora non sono solo teorie, ma fatti che danno totale credibilità ai miei insegnamenti.

Dopo un anno di innumerevoli ostacoli, Natacha decide di tornare in Portogallo. Nonostante sia stata lei a lasciarmi, qui devo ammettere la mia responsabilità (Mea culpa). Lei non aveva tutti i torti: la mia irragionevole testardaggine nel raggiungere il successo della scuola mi aveva fatto trascurare lei ed il nostro figlio, sicuramente molto più preziosi di qualsiasi altra cosa al mondo. Inoltre lo stato in cui il mio ginocchio era stato ridotto dall’incidente non ci avrebbe permesso una vita economicamente stabile, dato che il mio corpo è il mio principale strumento di lavoro. Al posto suo qualsiasi persona ragionevole avrebbe fatto lo stesso. Senza Natacha non ci sarebbe ancora oggi la scuola e sicuramente non sarei la persona che sono diventato, dunque avrò un’immensa gratitudine per lei, a vita. Questo è stato il secondo pesantissimo colpo nell’arco di un anno. Ma mentre il primo mi ha lasciato in una sedia a rotelle, il secondo mi ha steso completamente, ero k.o.

In questo momento mi trovavo da solo, senza la mia compagna, senza mio figlio, senza soldi, con pochi allievi ed un ginocchio distrutto… Tutto puntava ad una pesante sconfitta personale ed il fallimento della scuola. Chiuderla era il persistente consiglio dato dall’ormai ex compagna, dalla famiglia e perfino da alcuni colleghi che ritenevano impossibile mantenere una scuola in piedi da solo, principalmente quando io stesso facevo fatica a reggermi in piedi. Mentre prima i grandi ostacoli mi apparivano sempre dall’esterno, stavolta il più grande era dentro di me, un vero e proprio mostro, che io pensavo di aver già sconfitto anni prima, ma che risorge più forte che mai, un demone di nome… paura! La paura di non farcela, paura di non essere capace di realizzare il mio grande progetto, paura di deludere i miei genitori, paura di non essere all’altezza dell’immagine che tante persone hanno creato di me, quelli che mi ritengono un esempio di coraggio e forza interiore.



Per fortuna faccio un lavoro in cui insegno le persone, tra tante altre cose, anche a sublimare le emozioni. Dunque, quando devo lavorare le mie, ormai conosco già tutti i migliori strumenti. Questo è stato un periodo di grande lavoro interno nell’area emotiva che mi ha fatto costruire i nervi d’acciaio, a vita.

Le evidenze erano chiare: la scuola stava affondando verso la rovina, però io sentivo dentro di me la chiara convinzione che ero venuto in Italia per vincere, avevo un forte senso di missione per compiere grandi realizzazioni, dunque non demordo mai! Durante anni provo di tutto ma le cose continuano a non decollare, durante due anni ho una collaboratrice ma tutto continua uguale. Nel 2014 mi trovo di nuovo da solo e mi accorgo che da 3 anni lavoro giorno e notte, 7 giorni su 7, per una scuola che non risponde alla dimensione del mio impegno ed è stagna su una soglia che mi permette appena di pagare le bollette. Forse gli altri avevano ragione, forse non è possibile far crescere una scuola da solo. Però la posta in gioco era altissima: la chiusura della scuola avrebbe rappresentato il crollo di un grande sogno, la sconfitta dopo tanti anni di totale dedizione e l’estinzione del Metodo DeROSE in Italia. Il resto della mia vita professionale sarebbe stato ridotto al lavoro poco gratificante delle palestre ed una brutta macchia nera nel mio percorso professionale. Invece superare questa sfida sarebbe stato dimostrare al mondo che si può vincere su ogni ostacolo, che perfino i sogni più ambiti e meno probabili possono realizzarsi, se si mettono in pratica le giuste strategie con il giusto atteggiamento mentale.

Dopo aver perso quasi tutto ciò che era più importante nella mia vita, con me mi rimane solo la scuola, dunque baso la mia felicità sulla sua crescita, aspettavo il successo della mia azienda per sentirmi appagato. Ma nonostante gli innumerevoli sforzi di diversi anni, i risultati non arrivano, sembra che ci sia qualcosa a bloccarla. Lì ho capito che non dovevo aspettare la crescita della scuola per essere felice, dovevo ragionare al contrario! Prima dovevo essere felice io e stare bene dentro, per vedere i risultati nella scuola, che era uno specchio di me stesso. Ma come stare bene quando tutto era andato a rotoli? Qui sono state fondamentali le tecniche del metodo che insegno e anche la consapevolezza che avevo solo motivi per essere felice, paragonandomi a come stavo qualche anno prima. E ancora di più, paragonato a tante persone che ho conosciuto al Policlinico e stavano ancora peggio di me nei miei momenti di dolore dopo l’incidente.

In un giorno come gli altri del 2014, immerso in una delle mie tante letture sulla crescita personale, leggo questa illuminante frase di Jim Rohn: Se vuoi che qualcosa cambi nella tua vita devi prima cambiare tu! Riflettendo su questo concetto arrivo a conclusioni importanti: mentre prima pensavo che il successo professionale dipendeva principalmente da una accurata gestione finanziaria e da elaborate strategie di marketing, alla fine ho compreso la vera mappa del tesoro, che puntava dritto dentro me stesso. Dopo tantissimi sforzi inefficaci per cambiare la scuola, scopro che per farla crescere, prima dovevo crescere io. Dunque ho praticato con molta dedizione le tecniche che insegno (principalmente la visualizzazione e la meditazione), ho liberato il pieno potenziale che c’era dentro di me ed ho sviluppato molti talenti che prima erano latenti.

Da lì in poi ho osservato di aver generato un dono che ha fatto un’enorme differenza nella mia vita: l’intuizione, che mi sarebbe stata molto utile, principalmente per innovare con ciò che scrivo e per trovare il giusto percorso per orientare le persone a realizzarsi pienamente. Dopo aver acceso la lampadina nella mia testa riesco davvero a portare luce nella vita di tante altre persone. Qui ho capito che una candela non può accendere altre se è spenta. Prima uno deve brillare dentro per portare chiarezza agli altri.

Nonostante le scarsissime probabilità di sopravvivenza della scuola, da un momento all’altro, nel settembre del 2014, succede l’inspiegabile ed imprevedibile: senza cambiare niente nel funzionamento o nelle installazioni, nel marketing, nelle lezioni, né nella gestione dell’azienda, la scuola viene improvvisamente cercata da un considerevole numero di persone e raddoppio il numero di iscritti! Ma non è stata solamente la quantità di persone ad aumentare vertiginosamente, adesso arrivano persone che sono identificate con quello che la scuola propone. Anche se il guadagno non è mai stato il mio obiettivo principale, ho avuto un grande sollievo nel raggiungere il pieno successo economico della scuola. E’ stata una grandiosa realizzazione professionale scatenata da un profondo cambiamento interiore.

Il mio sentiero di luce e conoscenza ora procede a gonfie vele, come avevo sempre sognato e visualizzato. Dopo aver raggiunto il trionfo, i miei colleghi del Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera ed Inghilterra spesso mi chiedono dei consigli. Oggi posso condividere la mia conoscenza acquisita in Italia con gli altri ed aiutarli a vincere anche loro. Il percorso per riuscire a rendere il mio sogno fattibile è stato impervio e colmo di ostacoli. Nessuno mi ha dato la mappa del tesoro, ma gli insegnamenti del mentore e la consapevolezza acquisita nel percorso sono stati fondamentali per trovare l’oro e rendere il mio scopo reale. Oggi mi sento completamente appagato e ora tutto scorre liscio e perfetto, perciò ogni sforzo e sacrificio ne è valso la pena. Se io, dopo tutti gli atroci ostacoli che ho affrontato, sono arrivato fin qui e ho reso il mio sogno reale, immagina te, dove sei ora, dove invece potrai arrivare!

Oggi sono una voce che ispira gli altri e la dimostrazione che perfino quando tutto sembra un disastro, quando nessun altro ci crede più, tutto è possibile quando tu ci credi. Non puntare il dito all’esterno per cercare delle scuse per gli insuccessi, guarda invece dentro te stesso per comprendere cosa devi cambiare per eccellere nella tua area e fare la differenza nella tua vita. E con l’esempio, anche in quella degli altri.

Perfino in un periodo di allarmismo generalizzato provocato da una recessione economica del bel paese, perfino quando i ‘grandi esperti’ del settore mi ripetono che un’azienda come la mia non può andare avanti con una persona sola, nell’arco di pochi mesi si compie ‘l’impossibile’ e cresco di più da solo di quello che la stramaggioranza delle aziende riescono a raggiungere in 10 anni, tra quelle che sono ancora aperte...

Io ce l’ho fatta, anche quando tutto mi remava contro. Lo scopo di scriverti queste righe non è vantarmi delle mie conquiste, ma solo trasmetterti il messaggio che perfino con un avverso ambiente circostante, ce la puoi fare lo stesso. Più importante delle decisioni dei politici o dei grafici del PIL, è quello che c’è dentro te stesso, e che come lo usi dipende solo da te. Certo che un periodo economicamente sfavorevole influisce, ma chi ha un’influenza maggiore sulla tua vittoria sei sempre tu.

Appena sono riuscito a crescere dentro, tutto comincia a procedere nel migliore dei modi: prima il corpo reagisce in maniera incredibile, dopo la scuola cresce improvvisamente in modo esponenziale e le mie due grandi avversità sono ormai decisamente superate. Dopo le giuste strategie per superare gli ostacoli, azioni mirate a raggiungere obiettivi precisi e tanta determinazione, la mia vita si è completamente trasformata, dal nero al bianco. Un giorno ero a pezzi, senza la mia compagna, senza soldi e con un ginocchio fuori uso. Tre anni dopo ho il corpo più forte che mai ed una buona stabilità economica. Dal più profondo abisso, pieno di delusioni, tristezze e dolori, sono cresciuto dentro per salire alla piena realizzazione personale.

In questo mio viaggio, pieno di discese e salite, ho imparato tanto. Ti trasmetto gli insegnamenti più preziosi nei testi successivi.
Buon viaggio nelle tue letture!

Testo estratto dal libro Cresci!, di Carlo Mea.
Dedicato a mamma Elvira e papà Giuseppe. Grazie infinite per il continuo sostegno in questo viaggio e per avermi trasmesso la passione per i libri e per l’insegnamento. Vi voglio tanto bene.



Cinzia Mascoli, Elio Germano e Carmen Giardina.



Francesca Chillemi



Katy Saunders



Ilaria Spada